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Consiglio Grande e Generale 19-25 febbraio 2015

 

Seduta di martedì 24 febbraio

La lettura della relazione finale della Commissione consiliare d’Inchiesta sul caso Cassa di Risparmio-Sopaf ha occupato interamente i lavori odierni del Consiglio Grande e Generale.
Le 104 pagine del testo sono state lette dai commissari, che si sono alternati in oltre cinque ore di lavori. La seduta si è interrotta con la conclusione della lettura della relazione. Domani, ultima giornata della sessione consiliare di Febbraio, i lavori riprenderanno con il dibattito in Aula sugli esiti della Commissione d’inchiesta.

Di seguito alcuni gli estratti della relazione (recuperabile per intero sul sito del Consiglio Grande e Generale; http://www.consigliograndeegenerale.sm): Premessa; Conclusioni e Valutazioni; Considerazioni finali.

Comma 12. Relazione conclusiva della Commissione Consiliare d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche o amministrative legate alla vicenda “Cassa di Risparmio” e successivo dibattito
PREMESSA: L’attenzione della politica si rivolse alla vicenda Delta-Cassa di Risparmio già dal giorno degli arresti (il 4 maggio 2009), operati a seguito della richiesta dei PM di Forlì Di Vizio e Forte, del Presidente di Cassa Gilberto Ghiotti, dell’Amministratore Delegato di Cassa e Presidente di Delta Mario Fantini, del Direttore Cassa Luca Simoni, del Vice Presidente di Delta Paola Stanzani, del Direttore di Carifin Gianluca Ghini. Le misure di custodia cautelare furono disposte per le accuse di associazione per delinquere finalizzata all'esercizio abusivo del credito, ostacolo alle autorità di vigilanza e riciclaggio. In particolare venne rilevata l’indebita dominanza di un istituto bancario sammarinese (Cassa) su un gruppo bancario italiano (Delta) e l’esercizio abusivo di attività bancaria. Il 19 maggio 2009 si tenne una seduta segreta del Consiglio Grande e Generale in cui fu letto per la prima volta un documento, definito memoriale Ghiotti, in cui venivano rappresentati una serie di incontri a San Marino e a Roma tra Segretari di Stato, vertici della Cassa e di Delta, un socio di Sopaf e altri soggetti non ben identificati allora. Il giorno dopo il contenuto di tale documento divenne di dominio pubblico.
A seguito di ciò l’opposizione di allora, la coalizione Riforme e Libertà, richiese il 16 giugno 2009 l’approvazione di un Ordine del Giorno con l’obiettivo di redigere un progetto di legge per l’istituzione di una Commissione d’Inchiesta sull’affaire Cassa di Risparmio-Delta-Sopaf, proposta che venne respinta con 29 voti contrari, 21 favorevoli e un astenuto. Nel luglio 2010 Mario Fantini depositò presso il Tribunale di Forlì la registrazione che egli stesso aveva fatto di un incontro avvenuto a fine gennaio 2009 a Palazzo Begni. A tale incontro, richiesto dal Segretario di Stato per le Finanze Gabriele Gatti, parteciparono Mario Fantini, Gilberto Ghiotti, Antonella Mularoni e l’Avvocato Princivalle legale di Delta nonché socio di Estuari. Il Segretario Gatti in quell’occasione, oltre a sostenere l’estrema importanza per il Paese di un accordo tra Cassa e Sopaf, illustrò le modalità economiche di tale operazione.
I contenuti di tale incontro divennero pubblici pochi giorni dopo ed il 6 agosto 2010 Sinistra Unita presentò un esposto presso il Tribunale sammarinese “per consentire l’apertura di un’inchiesta volta ad accertare eventuali fatti di rilevanza penale commessi da chi è investito di responsabilità istituzionali nell’esercizio delle sue funzioni”. Tale esposto diede avvio ad un procedimento penale, tutt’ora in corso, per indagare su possibili reati commessi.
Il 27 settembre 2010 la parte di registrazione in cui vengono esposti tali dettagli venne riprodotta durante una conferenza pubblica organizzata da DDC, PSD e SU ed il giorno seguente caricata su Youtube. Da allora fino al 2014 non emersero novità di rilievo rispetto alle responsabilità politiche (a parte tutte le vicende che riguardavano il finanziamento di Cassa).
La discussione politica sull’esigenza dell’insediamento di una Commissione Consiliare d’Inchiesta è ripresa nel 2014 a fronte della maturata sensibilità sulla ricerca della verità in riguardo alle responsabilità politiche negli scandali avvenuti negli ultimi anni.
Da segnalare, altresì, che l’ultima Commissione Consiliare d’Inchiesta, quella denominata “Fincapital”, produsse risultati largamente apprezzati dalla politica e dalla cittadinanza, anche per l’unità di intenti dimostrata nella relazione finale, sottoscritta da tutti i Commissari, rappresentanti l'intero arco politico. Questa serie di fatti ha facilitato l’avanzamento di molteplici richieste di insediamento di commissioni d’inchiesta nel 2014.
Il mutato clima nell'aula consiliare e la volontà politica condivisa, hanno consentito di trovare una larghissima convergenza nel dare il via alle indagini attraverso una commissione specifica sui fatti che hanno interessato la Cassa.
Il 24 febbraio 2014 la coalizione Cittadinanza Attiva ha presentato un Ordine del Giorno teso ad istituire una Commissione d’Inchiesta specifica sulle vicende Delta-Cassa e quella relativa all’acquisto delle azioni Sopaf. A seguito di approfondimenti del Consiglio Grande e Generale e dato il comune intento di pervenire ad una deliberazione condivisa, il 17 aprile 2014 è stato approvato un testo modificato di Ordine del Giorno, sottoscritto da tutti i Gruppi Consiliari, contenente le seguenti richieste: L’istituzione di una speciale Commissione Consiliare, con composizione paritetica e con l’attribuzione di funzioni di inchiesta, allo scopo di individuare eventuali responsabilità politiche od amministrative legate a tutte le vicende che hanno gravitato intorno alla Cassa di Risparmio nel gruppo bancario italiano Delta, con speciale riferimento: 1) alle autorizzazioni rilasciate ed ai controlli effettuati dall’Autorità di Vigilanza sull’investimento di Cassa di Risparmio di San Marino nel Gruppo Bancario Delta;
2) al ruolo assunto dai Segretari di Stato, dall’Autorità di Vigilanza e da eventuali altri esponenti della politica nella vendita da parte di Sopaf a Cassa di Risparmio di San Marino delle azioni di Delta ed all’eventuale pagamento di un sovrapprezzo;
3) all’eventuale commistione di interessi di esponenti sammarinesi con coloro che contrastavano gli interessi di Cassa di Risparmio di San Marino.
La Commissione, salvo eventuali proroghe, dovrà concludere i suoi lavori entro sei mesi dalla sua istituzione”.

Il 9 luglio 2014 è stata presentata dal Congresso di Stato la legge istitutiva della Commissione d’Inchiesta, ed il giorno 14 votata la procedura d’urgenza che ne ha consentito l’approvazione immediata. Il testo della Legge 15 luglio 2014 n.105 “istituzione di una Commissione Consiliare d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche o ammnistrative legate alla vicenda Cassa di Risparmio”, si allega alla presente relazione (Allegato 1). Nella seduta del 22 luglio, il Consiglio Grande e Generale ha deliberato all’unanimità la nomina dei dieci Commissari in rappresentanza dei Gruppi Consiliari in modo paritetico tra maggioranza e opposizione: Presidente Gerardo Giovagnoli - Partito dei Socialisti e dei Democratici,  Denise Bronzetti – Indipendente, Simone Celli - Partito Socialista, Roberto Ciavatta – Movimento Civico RETE William Giardi - Unione Per la Repubblica Augusto Michelotti - Sinistra Unita, Franco Santi – Movimento Civico 10 Lorella Stefanelli – PDCS, Giovanni Francesco Ugolini, PDCS, Mario Venturini, Alleanza Popolare. La Commissione si è riunita a Palazzo Pubblico 80 volte, a partire dall’1 agosto 2014 ed ha effettuato 45 audizioni.
Data la circostanza della contemporaneità dell’indagine politica con quella del Tribunale Unico, da subito si è attivato un canale di comunicazione estremamente utile e produttivo con il Magistrato Dirigente, Valeria Pierfelici e con il Commissario della Legge titolare dell’inchiesta, Laura Di Bona. Al di là di quanto dispone la legge istitutiva, che impone la comunicazione alla magistratura delle notizie di rilievo penale, l’aggiornamento, nel rispetto dei ruoli, sull’avanzamento dei lavori e la disponibilità delle competenze e delle prerogative dell’autorità giudiziaria, si sono rivelate indispensabili per la Commissione che ha i poteri e i limiti enucleati nella legge ma anche tempo limitato d’indagine e pochi strumenti operativi. In tal senso si intende sottolineare come l'arco temporale lasciato all'attività della Commissione talvolta divenga incompatibile con l'espletamento della funzione inquirente. Si adduce, a tal proposito, l'esempio dell'impossibilità di convocare alcuni testi nei tempi prestabiliti dalla legge in considerazione delle oggettive problematiche riguardanti la loro rintracciabilità.
Il 22 dicembre 2014 il Commissario Roberto Ciavatta ha rassegnato le proprie irrevocabili dimissioni, come si può evincere dalla lettera inviata alla Commissione, successivamente ritirate in data 22 gennaio 2015.  La Commissione ha esaminato una mole notevole di documenti ivi compresa buona parte degli atti dell’istruttoria del processo di Forlì che la Commissione ha acquisito agli atti grazie alla consegna di materiale digitale da parte di un teste audito che ne aveva legittimo possesso.
La Commissione se ne è servita, vista la chiusura della fase istruttoria di quel procedimento, non violando quindi il segreto istruttorio e ha trasmesso copia digitale alla Dott.sa di Bona nello spirito di collaborazione. (…)
La relazione viene sottoscritta da tutti i Commissari nominati nella seduta consiliare del 22 luglio 2014, quindi anche dal Commissario Roberto Ciavatta che non ha più partecipato ai lavori della Commissione a partire dalla seduta del 29 dicembre 2014.(…)
CONCLUSIONI E VALUTAZIONI. Gli eventi analizzati in relazione alla vendita delle azioni di Delta da parte di Sopaf a Cassa si verificano in due momenti distinti: il periodo novembre 2008-febbraio 2009 e il periodo giugno-luglio 2009. Il primo periodo coincise con l’avvio del nuovo Governo formatosi a seguito delle elezioni del 9 novembre 2008, che vide vincitrice la coalizione Patto per San Marino. La Repubblica si trovava in procedura rafforzata da qualche mese, i rapporti con l’Italia erano di grande difficoltà, a fine anno venne pubblicata la cosiddetta “circolare Draghi” che modificava il regime di trasferimento valutario tra Italia e San Marino e a fine gennaio 2009 si paventava l’uscita dal sistema dei pagamenti. In questo contesto si collocano anche i fatti richiamati nell’apposita sezione della relazione, che videro come protagonista il Segretario di Stato Gatti. Come già descritto egli venne coinvolto da Dal Pino e successivamente da Farina nella vicenda della compravendita di azioni tra Sopaf e Cassa. Gabriele Gatti motivò allora e ha confermato davanti alla Commissione che la sua attività fu mossa dalla “ragione di stato”, ovvero dall’importanza che la risoluzione della controversia giudiziaria tra Sopaf e Cassa rivestiva per il recupero dei rapporti con il Governo italiano: all’uopo aveva citato telefonate di Tremonti e il ruolo dannoso che l’Avv. Guido Rossi poteva esercitare a livello giudiziario e mediatico e che tutto ciò fosse connesso anche con le iniziative dalla Procura di Forlì. Per Gatti, in sintesi, Cassa avrebbe dovuto accordarsi con Sopaf perché c’era di mezzo il destino del Paese.  L’ex Segretario per le Finanze spiegò così il suo coinvolgimento diretto e prolungato nel portare le due parti ad incontrarsi e discutere. La Commissione ritiene che le suddette motivazioni non giustifichino pienamente l’operato del Segretario di Stato Gatti nelle sue funzioni Istituzionali.   Gilberto Ghiotti nel memoriale e Mario Fantini durante l’incontro a Palazzo Begni, espressero preoccupazioni per la possibilità di una tangente o di un sovrapprezzo non lecito. Su questo specifico punto è da rilevare che la compravendita non si perfezionò nell’inverno 2009 ma venne portata a termine nel luglio successivo con protagonisti diversi ma alle stesse condizioni economiche. È in corso una specifica indagine presso il Tribunale di San Marino. Precisato questo la Commissione non può comunque esimersi dall’esprimere un giudizio politico sulle iniziative intraprese dal Segretario Gatti. Se poteva essere comprensibile e auspicabile che un membro di governo si facesse portavoce di una sensibilità verso la problematica vicenda Cassa-Sopaf, oggettivamente pericolosa per la Banca e di riflesso per la Repubblica, il ruolo giocato da Gatti è quello di un “mediatore privato” piuttosto che di un “mediatore politico” . Infatti Gatti, non solo si fa portavoce di un messaggio ma si propone quale organizzatore di incontri tra le parti, partecipa alla contrattazione snocciolando cifre e dettagli di pagamento su piazze estere. Come già descritto, sebbene la rigidità di Cassa - e di Fantini in particolare - verso le posizioni di Sopaf e dei Magnoni, possano essere valutate come controproducenti per Cassa, il Segretario Gatti non aveva alcun titolo per inserirsi in tale contesto, nella forma utilizzata di pressione indebita sull’acquisto delle azioni Sopaf al prezzo e alle modalità richieste dai proprietari. Inoltre, se davvero fosse stato presente un interesse di ordine superiore, risulta molto difficile comprendere perché dopo l’interruzione dei rapporti gestiti direttamente da Gatti avvenuta il 2 febbraio 2009, lo stesso non si propose più come mediatore tra le parti.
Tutti questi elementi spingono la Commissione a definire irrituali e inopportune le azioni di Gabriele Gatti nelle sue funzioni di Segretario di Stato per le Finanze.
L’analisi del ruolo assunto dai Segretari di Stato nella vicenda Sopaf-Cassa deve contemplare anche la figura del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Antonella Mularoni. Gilberto Ghiotti informò la Mularoni dei propri incontri con Gatti e dei rischi, temuti dallo stesso Ghiotti, circa il possibile pagamento di una tangente nella trattativa Cassa-Sopaf. Gatti, a sua volta, parlò con il Segretario per gli Affari Esteri di una telefonata ricevuta dal Ministro Tremonti che avrebbe caldeggiato la risoluzione della controversia, riferimento al quale la Mularoni diede credito come affermato davanti alla Commissione.
Nell’incontro di Palazzo Begni, il Segretario per gli Affari Esteri rimase “silente” per la maggior parte del tempo, limitandosi a chiedere ai rappresentanti di Cassa di “andare (a Roma, ndr) per ascoltare cosa vogliono (i Magnoni, ndr) senza impegnarsi in nulla...” con la giustificazione che “avremo incontri importanti la prossima settimana e tutto quello che minimamente può turbarci, vorremmo toglierlo di mezzo”.  A Palazzo Begni la Mularoni ascoltò le valutazioni di Gatti in ordine all’importo da pagare a Sopaf (52 milioni di euro per le azioni più 23 milioni di euro per collaborazioni con Cassa da girare ad una società lussemburghese) e le preoccupazioni di Fantini rispetto ai rischi che tale procedura avrebbe comportato. Antonella Mularoni non chiese spiegazioni né in quel momento né successivamente al collega di governo o ad altri e, nonostante ritenesse la vicenda di interesse nazionale, non se ne occupò più. La Commissione, di fronte ad un comportamento comunque passivo, ritiene “neutra” la posizione del Segretario Antonella Mularoni rispetto a quella di Gatti. Da quel momento, né il Presidente Ghiotti né altri esponenti di Cassa le chiesero più di intervenire.
Per quanto riguarda l’effettiva conclusione delle trattative con Sopaf emerge un ruolo molto meno presente della politica. Quando, infatti, si chiuse l’accordo per l’acquisto delle quote si era a fine luglio 2009 e lo scenario ed i protagonisti furono totalmente diversi da quelli sopra menzionati. Eravamo a quasi tre mesi dopo gli arresti dei vertici di Cassa e Delta, con quest’ultima in amministrazione straordinaria. Banca d’Italia in quel periodo pose Cassa nelle condizioni molto costrittive di continuare a fornire liquidità e di farsi carico della dismissione della propria partecipazione in Delta, ma contemporaneamente anche di fungere quale capofila nella cessione delle partecipazione di Delta ad altri gruppi bancari. È per questo che, appunto, nei CdA di Cassa di giugno e luglio in particolare si fece più volte il punto della situazione rispetto ai possibili acquirenti di Delta e contestualmente ci si occupò dell’acquisto delle quote detenute da Estuari e da Sopaf. Anche in quel frangente Sopaf si dimostrò “socio belligerante”, non intenzionato a facilitare la strada a Cassa, anzi a trarne il massimo utile possibile essendo in posizione di forza, sapendo che Cassa era in qualche modo obbligata, a differenza di qualche mese prima, a dover scendere a patti con Sopaf. Quest’ultima quindi ribadì la volontà di fare valere il diritto di recesso che avrebbe comportato una valutazione della società a valori di bilancio pregressi e non attuali (anche se i Commissari espressero la non sostenibilità del diritto di recesso), insistette altrimenti nel voler ottenere un prezzo di vendita non lontano dal valore di carico della partecipazione. Si ricorda che Sopaf quantificò la partecipazione in Delta in 96 milioni di euro al 31 dicembre 2007 e in 80 milioni di euro al 31 dicembre 2008. Il 7 maggio il Tribunale Civile di Bologna emise la sentenza che sancì la vittoria di Delta nella causa civile di 1° grado contro Sopaf per la mancata sottoscrizione dell’aumento di capitale in Delta. La divulgazione di questa buona notizia provocò nel CdA di quel giorno la richiesta di rivedere le condizioni contrattuali fino ad allora pattuite con Sopaf ma il Presidente Sibani rispose che “le trattative sono già giunte ad una fase ultimativa e che, tenuto conto dei tempi che risulta opportuno rispettare, non risultano ulteriormente negoziabili”. l 31 luglio si perfezionò la scrittura privata tra Sopaf e Cassa e il 3 agosto Lusignani sancì che “il costo dell’accordo con Sopaf è giustificabile nella definizione transattiva dei contenziosi pendenti, compreso quello sul diritto di recesso, e in particolare nella quantificazione del rischio dell’esito negativo dei medesimi e nell’incidenza negativa che avrebbe sulle trattative per la vendita di Delta la mancata definizione transattiva dei contenziosi”. È evidente che il prezzo di 55 milioni di euro fosse sproporzionato rispetto al valore del capitale sociale di Delta dopo il commissariamento, sebbene al luglio 2009 permanevano le speranze di una continuità operativa della società. È inoltre vero che il costo dell’intera operazione fosse addirittura superiore, 70 milioni di euro, una cifra non lontana dai 75 milioni di euro richiesti a gennaio 2009, di cui 15 milioni di euro per una consulenza che Cassa avrebbe conferito a Sopaf. Un incarico che in realtà serviva semplicemente per giustificare la differenza di costo tra il valore delle azioni e quanto richiesto da Sopaf per chiudere le controversie giudiziarie. Diversi testi, per giustificare lo sdoppiamento del prezzo dell’operazione, hanno fatto riferimento alla clausola di earnout già spiegata, presente nel contratto con Banco Popolare. Altri testi hanno spiegato che tale clausola non poteva essere applicata all’operazione con Sopaf. Per la Commissione appare più veritiera quest’ultima interpretazione, ovvero la clausola di earnout divenne il pretesto per giustificare l’operazione. È altresì vero che il potere contrattuale di Cassa verso Sopaf e i rischi di un allungamento dei tempi, fossero due fattori oggettivamente in grado di porre nella condizione Cassa di dover accettare richieste esorbitanti; Sopaf ne era consapevole e fece un’offerta del tipo “prendere o lasciare”. È bene aggiungere che pure la trattativa con Estuari si svolse con lo stesso paradigma, ovvero anch’essa richiese a Cassa una cifra enorme, 60 milioni di euro (poi abbassata a 4,3 milioni di euro) e la rinuncia ai 198 milioni di euro prestati a Onda di cui Estuari possedeva il 73,53%. Il contratto si concluse ad costo effettivo di circa 200 milioni di euro a fronte del 49,99% delle quote.
La Commissione conclude quindi che l’operato di Cassa e del suo Presidente Sibani nella vicenda dell’acquisto delle azioni di Sopaf (e si può aggiungere anche di quelle di Estuari), per quanto si rivelò un contratto “vessatorio” dal punto di vista economico, fu un “boccone amaro da ingoiare”, date le condizioni poste dai Commissari, quelle di Banca d’Italia e le cause giudiziarie innescate che, aldilà del loro esito finale, avrebbero inibito l’arrivo di possibili compratori di Delta.
L’audizione di Gabriele Gatti alla Procura di Forlì: Il 12 agosto del 2010 il Consigliere Gatti, venne informalmente invitato a recarsi per il tramite dell’allora Commissario della Legge Vannucci, dal Sostituto Procuratore Di Vizio. Nell’ambito della ricostruzione del ruolo di Fantini nella gestione di Cassa e di Delta avvenne tale scambio di battute (tratte dalla trascrizione dell’audizione): “GATTI GABRIELE: c'erano delle cose che oltretutto non erano nemmeno autorizzate da San Marino, perché c'è una lettera - io adesso non l`ho portata - dove Fantini diceva che lui se ne fregava di quello che diceva la Banca Centrale, e che lui faceva traghettare mensilmente 150 milioni di euro dalla Cassa di Risparmio a Delta. PUBBLICO MINISTERO: C'è una lettera di questo tipo? GATTI GABRIELE: C'è una lettera, che io ho letto anche in Parlamento, in Consiglio Grande Generale successivamente, in seduta segreta, che è molto grave di per sé” La lettera citata è quella che Fantini inviò ai Segretari di Stato per le Finanze Macina e per gli Affari Esteri Stolfi, nella quale egli giustificò il superamento del plafond riconosciuto da Banca Centrale in base alla considerazione che “il rapporto organico tra Cassa e Gruppo Delta realizzi...la presenza di una posizione di ‘influenza dominante’”. Fantini con quella comunicazione intendeva giustificare lo sforamento del finanziamento a Delta, rilevato nella prima ispezione di Banca Centrale, con il fatto che si trattava di operazioni intra- gruppo. Si deve rilevare che Fantini utilizzava tale interpretazione, che faceva supporre una dominanza di Cassa in Delta, solo all’interno della Repubblica essendo consapevole che questo non corrispondeva al vero e ai limiti posti da Banca d’Italia. Nei fatti era il gruppo Estuari, attraverso Onda, ad avere il controllo di Delta. La dominanza di Cassa su Delta era però uno dei pilastri delle accuse di Di Vizio, per dimostrare l’esercizio di attività bancaria abusiva di Cassa su Delta. Gatti purtroppo non si fermò alle parole di cui sopra ma consegnò volontariamente e su invito di Di Vizio la suddetta lettera (Allegato 8), accompagnandola con la seguente frase: “le confermo che copia della stessa era stata da me consegnata ai membri del Consiglio Grande e Generale”. La Commissione ha richiesto all’Ufficio Segreteria Istituzionale la veridicità di tale affermazione, ovvero se la lettera di Fantini fosse stata consegnata ai Consiglieri. La risposta (Allegato 9) chiarisce invece che “la lettura della suddetta lettera avviene in seduta segreta...” e che “si dichiara non risultare dalla registrazione integrale dei lavori consiliari essere stata espressa l’intenzione di distribuire copia della lettera in oggetto ai Consiglieri; si attesta altresì che tale nota non è stata depositata agli atti del Consiglio; non è stata prevista alcuna facoltà per i Consiglieri di estrarne copia”. La lettera consegnata da Gatti a Di Vizio era coperta da segreto d’ufficio e non era opportuno fosse divulgata, tantomeno consegnata alla Procura, proprio perché, come ha detto in audizione lo stesso Gatti: “mi chiese di poter avere ufficialmente quella lettera, che io avevo letto in Consiglio, che comunque lui aveva pur non potendo utilizzarla perché acquisita con altri mezzi”. Il 23 agosto 2010 Di Vizio trasmise il documento (Allegato 10) ricevuto da Gatti a Banca d’Italia, all’UIF italiana ed ai Commissari di Delta e fece una sintesi del contenuto tenendo ad evidenziare in grassetto in particolare la parte della lettera sopra trascritta. In sintesi Gatti consegnò a Di Vizio un documento segretato che fu utilizzato da quest’ultimo per suffragare la propria tesi accusatoria contro Cassa. La Commissione ritiene l’azione di Gabriele Gatti verso la Procura di Forlì come contraria agli interessi di Cassa e della Repubblica di San Marino e richiede una valutazione apposita del Consiglio Grande e Generale sul fatto e il comportamento rappresentati.
La “trattativa” di Masi e Sibani sulla rogatoria della Procura di Forlì: La Commissione ha valutato significativo anche il rapporto intrattenuto dai vertici di Cassa e la Procura di Forlì. Ci si riferisce alle rogatorie disposte da Di Vizio al Tribunale Unico di San Marino nelle quali egli inizialmente richiedeva, inter alia, per duemila nominativi di persone, la pertinente documentazione integrale relativa ad ogni rapporto bancario, finanziario e fiduciario con Cassa ed i verbali del CdA della Cassa e della Fondazione dal 2004 al giorno degli arresti. La rogatoria fu ammessa dal Commissario Rita Vannucci e poi rigettata, a seguito del ricorso del Procuratore del Fisco Cesarini, dal Giudice di Terza Istanza Lamberto Emiliani. Qui si inserisce l’opera di Sibani e Masi. Quest’ultimo ha rappresentato alla Commissione che: “Cassa era orientata a non ostacolare tale iniziativa mentre io dissentivo! Alla fine il CdA di Cassa deliberò di fare opposizione! Perché non aveva senso la richiesta di avere i verbali del CdA della Fondazione né tantomeno i 2000 nominativi!....Facemmo pertanto opposizione. Allora Di Vizio - tramite la Vannucci - chiese di incontrarmi. Questo incontro fu organizzato, vi andai con Sibani. Ci vedemmo alla Prefettura di Forlì. Per due volte. Poi altri incontri si sono tenuti - per sua comodità - nel suo ufficio. Di Vizio partecipò molto spesso accompagnato dal Dottor Forte. In quegli incontri contrattammo cosa era accettabile della rogatoria. Esponemmo la situazione di Cassa a quel momento. Gli facemmo presente la non pertinenza di alcune richieste ma al contempo la disponibilità a collaborare nella ricerca della verità utilizzando i canali previsti dalle norme! Trovammo un’intesa di massima: che condusse ad una sua rettifica della rogatoria internazionale nel senso della legittima pertinenza. La rogatoria venne nuovamente notificata a Cassa e Cassa ritirò l’opposizione presentata. Io avevo fatto verifiche. La nostra opposizione altrimenti sarebbe stata respinta. Basta vedere il caso SMI. È inevitabile. Collaborazione e trasparenza sono ormai le linee consolidate nelle relazioni che deve assumere il Paese. Dialogando c’è stata tale disponibilità, ha modificato la rogatoria. Gli sono stati dati 70 nomi anziché i 2000 richiesti inizialmente.” Sebbene sia evidente che l’interazione tra i vertici di Cassa ed i Sostituti Procuratori sia da inquadrare in un momento di grande difficoltà e debolezza per la banca e che la “trattativa” di Masi e Sibani sia per il bene di Cassa, ciononostante la Commissione rileva come anomala e non del tutto opportuna la “contrattazione” del contenuto della rogatoria revisionata che ha in seguito provocato il ricorso al Tribunale sammarinese di alcuni dei soggetti passivi della rogatoria, visto che essi furono selezionati per il solo fatto di avere depositato somme superiori a 250 mila euro. In particolare ebbero un ruolo rilevante nella decisione la scadenza del 18 novembre 2009 posta da Banca d’Italia a Cassa per l’alienazione delle partecipazioni in Delta e la richiesta a Cassa da parte dei possibili acquirenti di Delta, ed in particolare di Intesa, di trattare l’acquisizione con un soggetto che avesse la disponibilità dell’intero pacchetto azionario. È da rilevare che il comportamento del Presidente Sibani in riferimento alla consulenza pagata a Sopaf in tranche ma non a lavoro compiuto, appare discutibile sotto l’aspetto della trasparenza e della correttezza: vi sono infatti numerosi richiami del CdA e del Collegio Sindacale per chiedere conto dell’oggetto della consulenza; in diverse occasioni il Presidente Sibani affermò che avrebbe esposto i risultati della stessa consulenza, ma in effetti non lo fece mai. 
CONSIDERAZIONI FINALI. La vicenda Delta e le devastanti ripercussioni su Cassa di Risparmio attraverso le indagini giudiziarie che l’hanno colpita, è un capitolo della storia dei tormentati rapporti fra Italia e San Marino. La Commissione di Inchiesta si è trovata ad affrontare questioni ancora aperte sul versante penale e, quindi, non ancora sottoposte alla lente di ingrandimento della riflessione e dell’indagine critica. Pertanto il lavoro svolto, al di là dei temi specifici indicati nella legge istitutiva dell’inchiesta, rappresenta una prima parziale risposta agli interrogativi e ai dubbi che ci hanno accompagnato negli ultimi anni sul ruolo delle istituzioni italiane e sammarinesi, degli organi di amministrazione societari e di alcuni protagonisti della vicenda. La crisi economica ha sicuramente influenzato tutte le iniziative che sono intervenute nella vicenda Delta. La guerra dichiarata dai grandi paesi ai “paradisi fiscali”, la maggiore attenzione dell’Italia nei confronti dell’evasione, il “problema San Marino” rimbalzato come tale davanti alla comunità degli Stati, sono tutti elementi che hanno inciso, più o meno direttamente, nell’offensiva di un grande Paese contro un piccolo Stato attraverso il colpo inferto alla Cassa, istituto di credito simbolo e sostanza della sua economia, finita letteralmente in ginocchio anche a causa di questa vicenda. Mentre da parte italiana i soggetti intervenuti – Ministero dell’Economia e delle Finanze, Banca d’Italia, Procura di Forlì, commissari di Delta – hanno fatto quadrato ed agito al riparo dai contraccolpi di carattere diplomatico (come se le questioni non riguardassero i rapporti fra due Stati), da parte sammarinese non si sono viste – almeno nell’immediato – reazioni tali da produrre effetti di qualche rilievo. Era come se un gigantesco senso di colpa dell’intero Paese per un passato da condannare e un presente difficile, quasi da “resa dei conti”, impedisse di rispondere ad una aggressione che oggi appare non occasionale né improvvisata. Il pudore per una ricchezza nata fra le nebbie di un sistema debole dal punto di vista normativo e anche da comportamenti fuori dalle regole, messo in discussione anche dalla comunità internazionale, ha agito da freno sulla legittima pretesa di verificare la competenza di un giudice inquirente a muoversi su un terreno che non era il suo ma che investiva il rapporto fra Stati. È stato perfino facile, per i media italiani, rappresentare un Paese come fosse la più grande lavanderia di denaro sporco del mondo. Era come se San Marino dovesse simbolicamente rispondere anche per tutti quei paesi ad economia non trasparente di fronte ai quali l’Italia evitava con cura di “fare la voce grossa”. Non c’è dubbio che, a partire dal 2007, si sia scatenato – all’interno di Delta – uno scontro di potere fra i “fondatori”, Cassa ed Estuari, e gli altri soci, scontro che portò Sopaf a non sottoscrivere l’aumento di capitale e all’esclusione dagli organi di amministrazione del Gruppo. Da quel momento è iniziata un’offensiva senza quartiere contro Cassa attraverso addebiti di natura civile e amministrativa, con il concorso di soggetti diversi (l’Avv. Guido Rossi, in primis), fino a trovare il terminale più efficace e devastante nelle iniziative della Procura di Forlì. Il centro nevralgico del “teorema Di Vizio” è stato l’accusa di riciclaggio che discendeva da una personale ed errata convinzione che San Marino, prima ancora che Cassa, fosse una roccaforte di quel tipo di reato e poi, nello specifico, dalla dominanza di Cassa in Delta e dal sequestro del furgone portavalori con i 2,6 milioni di euro di contanti prelevati dal Monte dei Paschi per conto di Cassa, presso la Filiale di Banca d’Italia di Forlì. Per Di Vizio, sulla base delle nuove direttive europee, si dovevano usare determinati codici per le operazioni con soggetti finanziari sammarinesi. Ma fra Italia e San Marino erano in vigore specifici accordi, per altro riconosciuti dalla sentenza con cui la Cassazione, pochi mesi dopo (dicembre 2008), diede ragione a Cassa rispetto al sequestro del portavalori. L’inchiesta giudiziaria è partita dunque dall’assunto che le banche sammarinesi facevano riciclaggio solo perché nelle operazioni con la controparte italiana venivano usati gli stessi codici degli operatori italiani e non quelli riservati alle banche extracomunitarie. Ma l’attribuzione degli stessi codici italiani ai soggetti sammarinesi era decisione delle autorità italiane (Banca d’Italia) come stabiliva la Convenzione del 1991 che la Procura di Forlì ritenne, di fatto, superata. Anche la posizione di Banca d’Italia si è appiattita sulle iniziative della Procura. Delta era stata vigilata dalle autorità ispettive dell’istituto di via Koch dalla sua nascita ed ogni passaggio di quote era stato autorizzato, così come l’acquisizione di Sedicibanca ed il riconoscimento ad operare come gruppo bancario. Poi, con l’indagine di Di Vizio, e gli attacchi giornalistici sulla mancata vigilanza al Gruppo Delta, la debolezza di Banca d’Italia ha lasciato alla sola Procura l’interpretazione accusatoria sul riciclaggio che si fondava, per il PM, sull’approvvigionamento di denaro contante da parte di Cassa proprio da un conto di Banca d’Italia. Ed è sorprendente che immediatamente dopo la sentenza della Corte di Cassazione che accolse il ricorso di Cassa sul sequestro del furgone portavalori (“non si ritengono sussistenti indizi di riciclaggio di somme provenienti da attività criminose...”), Di Vizio richiese, il 22 dicembre 2008, misure cautelari per Ghiotti, Fantini, Stanzani, Simoni e Ghini – che saranno eseguite il 3 maggio 2009 – quasi come ripicca dopo l’umiliazione subita con la sentenza della Suprema Corte. Tutto ciò sotto gli occhi di Banca d’Italia che, a sua volta, depositò in Procura il 23 aprile 2009 l’esito della sua ispezione in Delta (era iniziata il 4 settembre 2008) in cui si affermava: “in relazione alle irregolarità riscontrate, questo ufficio ha avviato il procedimento per l’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie”. Se le irregolarità dovevano comportare sanzioni amministrative e pecuniarie, significa che i successivi arresti furono motivati da un accusa di riciclaggio decisamente forzata? Il dubbio è legittimo. Ma il 4 maggio la conferenza stampa della Procura apostrofò addirittura gli arrestati come criminali dediti al riciclaggio mentre Banca d’Italia, attraverso un comunicato, si dichiarava “parte offesa”. L’offensiva messa in atto dalla Procura di Forlì ha potuto disporre di mezzi inconsueti ed eccezionali e si è giovata dell’appoggio incondizionato dei media. Le azzardate dichiarazioni del Capo della Procura Luongo Manfredi, secondo cui era fondatissimo il sospetto che le movimentazioni di denaro di Cassa nascondessero proventi della criminalità organizzata (tesi mai comprovata), furono riprese ed enfatizzate dalla stampa nazionale italiana e dalla giornalista di Report Milena Gabanelli che, fra altre omissioni e inesattezze, comunicò la sciocchezza che le banche sammarinesi avessero raccolto 14 miliardi di euro in un solo anno solare. San Marino non poteva reagire di fronte ad una realtà – quella dell’informazione italiana – di dimensioni per lei stratosferiche. Quanto è stato detto non intende minimizzare gli effetti distorsivi che il “sistema San Marino” ha prodotto e che hanno avuto sicuramente un peso sull’azione della Procura di Forlì, del MEF e di Banca d’Italia; né le responsabilità della politica e di alcuni governi del nostro Paese né quelle degli amministratori di Cassa per gli errori commessi, la sottovalutazione di certe iniziative e comportamenti, le difficoltà di adeguamento a un nuovo sistema sottoposto a vincoli e controlli un tempo quasi del tutto inesistenti. L’errore più grave di Cassa fu la scelta di autorizzare l’erogazione di finanziamenti a Delta fino a due miliardi e settecento milioni di euro, trasferendo ad essa l’intera raccolta del risparmio con la conseguenza, oltre ai rischi di default, che Delta finì per controllare Cassa e non viceversa come sostenevano Di Vizio e Banca d’Italia.
Sul rapporto controllori-controllati: Ai fini della indagine della Commissione assume rilievo l’ispezione che l’Autorità di Vigilanza ha portato avanti in Cassa di Risparmio dall’estate del 2007 sino al gennaio del 2008. Molteplici furono gli atti formali con cui i dirigenti di Cassa criticarono aspramente il lavoro della Vigilanza e, aspetto di assoluta importanza, non venne data alcun tipo di attuazione ai suggerimenti che erano stati avanzati dal gruppo ispettivo di Banca Centrale per garantire a Cassa una condizione di maggiore sicurezza finanziaria e patrimoniale vista l’esorbitante esposizione esistente verso il Gruppo Delta. Da questa vicenda emerge quanto – almeno in quella fase – fosse arduo contemperare le “abitudini” dei soggetti controllati con l’esigenza di agire dei controllori. P urtroppo, dalla ricostruzione dei fatti appare sin troppo chiaro che le autorità politiche non hanno sostenuto in maniera adeguata la posizione dell’Autorità di Vigilanza. Di fronte ai rilievi contenuti nella relazione conclusiva dell’attività ispettiva (estate 2007 – gennaio 2008), l’organo politico competente – il Comitato per il Credito e il Risparmio – non interviene nemmeno per provare a persuadere il management di Cassa a tenere in debita considerazione le osservazioni e i suggerimenti avanzati. Questo atteggiamento passivo degli allora membri del CCR viene fortemente criticato da parte della Commissione. A proposito del CCR, la Commissione intende evidenziarne l’insufficiente incisività rispetto alle funzioni e alle competenze che gli sono state attribuite dall’articolo 48 della Legge n. 96/2005 (Statuto della Banca Centrale). La Commissione ritiene necessario ed urgente promuovere una riflessione accurata sulle funzioni e sulla competenze che devono essere attribuite al CCR. Da ultimo è indispensabile fare attenzione ad una questione di sistema che a più riprese emerge nell’ambito dei lavori della Commissione: la composizione dei Consigli di Amministrazione di Cassa e della Fondazione San Marino. Troppo spesso si è evidenziata, con qualche eccezione, la scarsa competenza e la mancanza di preparazione dei membri di questi organi amministrativi. Se ciò poteva essere giustificato per la Fondazione dati i suoi variegati scopi sociali, diventa del tutto inaccettabile per il CdA di Cassa. È infatti proprio la ridotta presenza di professionalità di livello tra i Consiglieri di Amministrazione ad aver consentito la gestione da “uomo solo al comando” prima con Mario Fantini e poi con Leone Sibani. La Commissione chiede che venga prestata la massima attenzione nella scelta degli amministratori. È utile superare la visione clientelare che fino ad ora ha portato alla nomina basata sull’estrazione politica per dare spazio al reclutamento di professionisti dotati di valore e prestigio oggettivamente riconosciuti.
Sugli ultimi avvenimenti giudiziari: Il 13 febbraio 2015 è stata data notizia dell’interruzione del processo di Forlì giunto alla fase dibattimentale, in quanto sono state accolte le eccezioni delle difese rispetto all’incompetenza territoriale del Tribunale. Ciò significa che entrambe le Procure dichiarate competenti dovranno riformulare l’accusa e l’eventuale richiesta di processo. È questo un fatto estremamente significativo, che in sostanza annulla cinque anni di lavoro “sterminato”, in cui la Procura di Forlì ha messo in campo cospicue risorse umane ed economiche. Una decisione che rende molto più vicina la prescrizione dei reati contestati e perciò anche più difficile la completa ricostruzione delle responsabilità. Tale nuova situazione pone oggettivamente un grande punto interrogativo sull’attività istruttoria della Procura di Forlì. Rimane evidente, purtroppo, che la maggior parte degli effetti determinati dall’attacco a San Marino e realizzati in particolare nella privazione delle libertà personali e nella compromissione della vita professionale (se non della vita stessa) di tante persone e nella distruzione del più grande investimento fatto da una società sammarinese in Italia, siano irreversibili. La Commissione esprime l’auspicio che le Istituzioni della Repubblica di San Marino nel loro complesso sappiano, da ora in avanti, “fare sistema” nella difesa dello Stato, a partire dai nuovi processi di Rimini e Bologna dove si auspica che siano rappresentate l’esigenza di verità se non il risarcimento dei danni reputazionali ed economici che Cassa in primis e la Repubblica contestualmente hanno subito.
Presidente Gerardo Giovagnoli (Psd), Mario Lazzaro Venturini (Ap), Roberto Ciavatta (Rete), Simone Celli (Ps), Augusto Michelotti (Su), Franco Santi (Civico 10), Lorella Stefanelli (Pdcs Ns), William Giardi (Upr), Giovanni Francesco Ugolini (Pdcs Ns) Denise Bronzetti (Indipendente)
San Marino, 24 Febbraio 2015

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